Dove tutto brucia - Scheda Libro

Dove tutto brucia (Piemme, febbraio 2011)

9 luglio 2006: Shakira ancheggia sulle tribune dello stadio di Berlino prima del fischio d’inizio della finale della Coppa del Mondo di calcio. Italia contro Francia: il Belpaese è incollato agli schermi televisivi.
Quattro poliziotti di Reggio Emilia agiscono indisturbati: fanno irruzione in una fabbrica dove lavorano un gruppo di cinesi clandestini per estorcere denaro, e poi s’infilano in un pub per costruirsi un alibi credibile con la complicità del gestore.
Ma la notte di quella che, in città, definiscono la “polizia speciale”, è appena iniziata. Il maresciallo della Guardia di Finanza Lorenzo Rollei conosce i loro loschi affari e li costringe, dopo poche ore, a irrompere in un casolare, dove alcuni esponenti delle FARC colombiane stanno sorvegliando un impressionante carico di cocaina.
È roba che brucia.
Giorgio Garlini, il capo della squadra, se ne rende conto col primo colpo di pistola che annuncia la cruenta sparatoria: lui e i suoi ragazzi hanno appena superato il confine della loro etica criminale, uccidendo.
Inizia così, la loro discesa negli inferi. Inizia con l’Italia campione del mondo, il sorriso trionfante di Fabio Cannavaro e i festeggiamenti in tutte le piazze italiane. Inizia con quattro colombiani morti e le informative artefatte per giustificare gli omicidi.
Per la squadra, superare quel confine significherà trovarsi coinvolta in un vortice di crimini devastanti, gestiti da una loggia segreta che coinvolge uomini delle Istituzioni, dell’alta finanza e del crimine organizzato.
Ricatti, estorsioni, minacce, esecuzioni e depistaggi; traffico di droga, di valuta, di armi e di bambini; appalti truccati, riciclaggio, reati societari e fiscali. Nessun crimine è escluso dalla logica affaristica della loggia, e la “polizia speciale” di Reggio Emilia ne farà inconsapevolmente parte, istruita da un ambiguo figuro, Alvaro Villaron. In una perversa e allucinante “Dimensione Italia”, dove tutto brucia, sarà forse impossibile, per tutti loro, continuare a respirare.

Recensione di Andrea Pelfini su IdeaBlog